2026 | La prima campagna archeologica

Dal 31 agosto al 25 settembre si è svolta la prima campagna di scavo per la verifica del potenziale archeologico del castello, sotto la direzione scientifica del prof. Michele Nucciotti (responsabile del procedimento dott.ssa Marta Colombo). Contestualmente alle attività di scavo stratigrafico, la documentazione archeologica prodotta in fieri ha consentito di registrare sistematicamente l’avanzamento delle indagini e le evidenze progressivamente messe in luce. Le attività sul campo sono state integrate da un rilievo LiDAR da drone e da una prospezione georadar estesa all’intero complesso, finalizzati rispettivamente alla restituzione ad alta risoluzione della morfologia del terreno, anche nelle aree caratterizzate da fitta copertura vegetale, e all’individuazione e mappatura delle evidenze archeologiche sepolte.
Alle attività di scavo si è affiancata una prima fase di indagine stratigrafica delle murature del castello. L’obiettivo è quello di avviare uno studio sistematico del costruito, finalizzato a ricostruirne le principali fasi di trasformazione e a individuare gli indicatori utili a comprendere le tecniche e le modalità di organizzazione del cantiere medievale. Le indagini hanno interessato un ampio tratto della cinta muraria Nord-Orientale, dalla torre pentagonale all’area di cantiere, e le strutture messe in luce nell’area di scavo, che sono riferibili ad almeno tre edifici.

L'area

L’area interessata dalla prima campagna di scavo archeologico è stata individuata nella porzione Nord-Orientale del castello, in prossimità delle mura urbiche e in corrispondenza della viabilità secondaria di collegamento al cimitero. Tale ambito è risultato infatti interessante dal punto di vista archeologico per l’affioramento di lacerti particolarmente significativi.

Metodologie d'intervento

Nell’area di intervento, le attività di scavo si sono concentrate prioritariamente sulla rimozione metodica dei depositi da crollo di epoca recente, operazione preliminare indispensabile per accedere alle sequenze deposizionali e strutturali sottostanti. È stata quindi avviata l’indagine stratigrafica all’interno di specifici ambienti afferenti a un vasto complesso architettonico di origine medievale, con il duplice obiettivo di comprendere lo sviluppo crono-tipologico delle murature e di predisporre gli interventi urgenti di conservazione preventiva e messa in sicurezza dei paramenti instabili.
L’indagine è stata condotta secondo i metodi dell’Archeologia dell’Architettura che, applicando i principi della stratificazione archeologica alla lettura delle strutture murarie, rappresenta uno dei principali contributi teorici della scuola archeologica medievistica italiana al dibattito metodologico internazionale nel settore. I prospetti accessibili sono stati documentati attraverso eidotipi e rilievi fotogrammetrici, sui quali sono state individuate e registrate le singole Unità Stratigrafiche Murarie e i rapporti fisici e cronologici tra esse intercorrenti. I dati sono stati quindi organizzati secondo un sistema di documentazione consolidato e a norma ICCD, in modo da integrare le informazioni sulle murature con quelle provenienti dallo scavo archeologico e dal confronto con gli altri edifici del castello.
Data la natura intrinsecamente distruttiva dello scavo archeologico — che comporta la progressiva e irreversibile asportazione degli strati —, è stato applicato un rigoroso protocollo di documentazione digitale in fieri. Attraverso un approccio basato sull’integrazione di sistemi range-based e image-based, sono stati generati modelli tridimensionali ad alta risoluzione geometrica e cromatica. Tali repliche digitali assumono una valenza epistemologica e scientifica fondamentale: oltre a consentire il monitoraggio dinamico delle fasi di avanzamento del cantiere fino all’assetto finale, costituiscono l’unica evidenza metrica, tridimensionale e analitica delle unità stratigrafiche non più fisicamente esistenti. Essi garantiscono così la permanente verificabilità scientifica del dato primario e analizzabile anche a distanza di tempo.


Attività di disseminazione

Tra le attività didattiche svolte sono da segnalare la Summer School “Digital survey for Archaeological documentation”, realizzata durante la prima settimana di scavo alla quale hanno preso parte studenti della Scuola di Architettura, mentre tra quelle di divulgazione scientifica e partecipazione della comunità locale hanno riscosso particolare successo l'evento “Archeologia e architettura” organizzato dall’OAPPC della provincia di Pistoia, che ha previsto una visita al cantiere di scavo del castello di Monsummano Alto e una tavola rotonda sul progetto GAM, e l’Open day svoltosi il 22 settembre scorso, durante il quale sono stati presentati i primi esiti della campagna di scavo.

I primi esiti

La cinta muraria Nord/Est
La lettura del tratto Nord-Orientale della cinta muraria ha evidenziato, almeno in questa prima fase di indagine, una sostanziale continuità dell’intervento costruttivo, senza significative cesure riconducibili a vere e proprie ricostruzioni. Sono stati invece riconosciuti alcuni puntuali interventi di riparazione e manutenzione. Particolarmente interessanti sono risultati gli elementi che consentono di ricostruire le modalità di realizzazione della muratura: le tracce dei ponteggi, l’andamento della costruzione da Nord verso Sud e diversi accorgimenti tecnici adottati nel raccordo tra i vari settori – tra cui giunti di attesa, orizzontamenti, inzeppature e particolari disposizioni degli elementi lapidei – restituiscono infatti indicazioni sulle differenti procedure operative e suggeriscono l’intervento di gruppi di lavoratori distinti. Questi dati saranno ulteriormente approfonditi nel corso delle attività invernali.

Le strutture dell’area di scavo
L’analisi delle murature riportate alla luce durante lo scavo ha permesso di integrare la lettura stratigrafica verticale delle strutture con i dati emersi dall’indagine archeologica orizzontale. Il riconoscimento dei rapporti tra i diversi setti murari, caratterizzati da cesure, sovrapposizioni e riadattamenti, sta consentendo di ricostruire la sequenza delle diverse fasi costruttive e di trasformazione degli edifici. I primi risultati offrono così nuovi elementi per comprendere l’evoluzione spaziale degli ambienti e, più in generale, le trasformazioni dell’assetto topografico di questa parte dell’insediamento.
Al termine delle operazioni di scavo il quadro conservativo del palinsesto murario emerso è risultato disomogeneo. Per rallentare i principali fenomeni degenerativi e mitigare il rischio di cinematismi strutturali, si è resa necessaria l'applicazione di un protocollo di conservazione preventiva e temporanea; sono stati pertanto posti in opera presidi provvisionali di contenimento e sistemi di protezione superficiale reversibili e bioclimaticamente neutri, progettati per garantire la stabilità del manufatto nel periodo di interruzione delle attività sul campo, in attesa della successiva campagna d'indagine.



Una prima base per le prossime campagne
L’individuazione, all’interno delle sequenze stratigrafiche, delle principali tecniche di messa in opera ha inoltre posto le basi per un primo confronto tra le strutture dell’area di scavo, la cinta muraria e gli altri edifici ancora conservati all’interno del castello. Questo confronto sarà sviluppato nelle prossime campagne e potrà contribuire a definire più precisamente le diverse fasi edilizie e le modalità di organizzazione dei cantieri che hanno interessato Monsummano Alto.
L’integrazione tra archeologia dello scavo e archeologia dell’architettura permetterà di approfondire progressivamente non solo la storia delle trasformazioni del castello, ma anche le modalità concrete con cui i suoi edifici e le sue fortificazioni furono progettati, costruiti, modificati e riutilizzati nel corso del tempo.
I reperti ceramici recuperati nell'ambito delle singole Unità Stratigrafiche sono stati sottoposti a un primo livello di catalogazione di cantiere e, analogamente agli elevati murari, saranno oggetto di studio ed approfondimento specifico nei mesi successivi la chiusura del cantiere.
Contestualmente, la ricerca proseguirà secondo una rigorosa prospettiva multidisciplinare: all'analisi autoptica dei reperti ceramici e degli elevati si affiancheranno l'analisi critica delle fonti d'archivio, nonché l'elaborazione dei dati metrico-spaziali derivanti dalla documentazione digitale 3D. Tale approccio integrato si prefigge di ricomporre la complessa facies insediativa ed evolutiva del sito, fornendo risposte analitiche circa la cronotipologia, le scelte funzionali e lo sviluppo geometrico-spaziale delle architetture indagate.